- by monica
- Febbraio 8, 2026
- Venezia, Vita da Impiraressa
Il sito nuovo dell’Impiraressa Marisa che non ama i numeri
Vent’anni di lavoro come impiraressa a Venezia
Quando si arriva alla mia età è inevitabile trovarsi a fare i conti, con il passato, con le cose fatte e quelle rimaste in sospeso, con i successi e gli errori che sono diventati buone lezioni di vita a volte, inevitabili battute d’arresto altre volte.
Ho aperto il mio primo laboratorio da artigiana impiraressa alla fine del 2006, quindi quest’anno a Natale saranno venti anni giusti di attività professionale indipendente.
Non che non avessi lavorato di perline prima, solo che all’inizio era un hobby e poi lo facevo per altri.
Tante sono state le esperienze accumulate. Quando ho scelto di mettermi in proprio, avevo già sulle spalle vent’anni e passa di lavoro alla vendita di tutto quello che è tipicamente veneziano: vetro di Murano, merletto, tessuto pregiato e perfino oreficeria in argento e oro.
Ma avevo dentro il bisogno di creare con le mie mani e tante belle idee per il mio futuro.
Imparare, resistere, reinventare un mestiere antico
La passione era tanta, ma l’inesperienza alla programmazione economica altrettanta: non avevo idea di quanto sarebbe stato difficile far quadrare i conti infilando perline, un mestiere da sempre considerato povero.
Ho frequentato tutti i corsi possibili: dallo scrivere per il web, passando per il russo base fino alla vetrinistica. Perché fare le impiraresse oggi, con tutta la merce che arriva con un semplice clic da ogni angolo del mondo, è una sfida.
Le anziane impiraresse che ho incontrato negli anni quasi si vergognavano a farsi vedere in pubblico come tali; per alcune il mestiere svolto per tutta la vita era sinonimo di lavoro a cottimo malpagato, ripetitivo e poco gratificante, eppure tutte si emozionavano ancora per la bellezza delle perline infilate, per l’abilità che richiedeva maneggiare i lunghi e sottili aghi per trasferire le piccolissime perle nel sottile filo e conservavano vivo il ricordo del lavoro, spesso svolto in gruppo con le vicine, parenti e amiche in calle davanti casa.
Io questa parte problematica del lungo tempo necessario a produrre da sola risultati da convertire in guadagno l’ho sottovalutata e sono sincera avevo una visione troppo romantica; nel tempo ho cercato di affinare i miei sforzi, mi sono chiesta: “Perché, in un mondo pieno zeppo di bijou, qualcuno dovrebbe preferire le mie creazioni?”.
Le impiraresse, la memoria e il riconoscimento Unesco
Da lì ho cominciato a ragionare seriamente sulla storia delle perle, sulla cultura che avevano generato intorno a sé nei loro infiniti viaggi come merce di scambio intorno al mondo. Ho studiato, ho confrontato il mio ruolo rispetto ad altre artiste artigiane, ho costruito un mio stile anche nella promozione, valorizzazione e salvaguardia dell’Arte.
Mi sono unita ad altri colleghi, abbiamo organizzato conferenze, sfilate, attività sul territorio, e poi creato un comitato che ha lavorato al percorso Unesco ICH sfociato infine nel riconoscimento ottenuto dalla comunità patrimoniale nel 2020.
Perdere, ricominciare, creare di nuovo
Poi è arrivata la chiusura del mio laboratorio, e un sacco di cambiamenti nella mia vita successivi alla morte di mio marito, di mia madre e di mio padre, tutto avvenuto nel giro di pochi mesi.
Dal 2020 ho vissuto in 5 case diverse, spostato scatoloni di qua e di là, inclusi molti di perle e materiali di lavoro. Affrontato come tutti due ondate di Covid. Ma ho cominciato anche una nuova vita professionale grazie al progetto di Bottega Cini, con Marco Vidal, Giovanni Alliata di Montereale e con Jelena Vesic la direttrice della galleria, abbiamo messo in piede miriadi di attività.
Vent’anni di lavoro. Dieci anni di Venice Glass Week altrettanti di eventi in occasione della Art Night Venezia promossa da Ca’ Foscari, di settimana della moda con Venezia da Vivere, l’iscrizione al portale “Italian Stories” per la quale devo ringraziare Eleonora Odorizzi, geniale visionaria del turismo esperenziale: lei mi ha insegnato come interagire con il pubblico e dare voce alle impiraresse di una volta, portando avanti la loro arte e figura sociale come trama importante della storia di Venezia.
Ho affrontato decine e decine di interviste, sessioni fotografiche, esposizioni, partecipazioni a market place, a conferenze, collaborazioni per il Carnevale di Venezia, iscrizioni a portali web dedicati all’artigianato come Original Venice e Makers Mile, e poi, quando mi sono sentita abbastanza sicura ho cominciato a insegnare quello che avevo imparato spesso “rubando con gli occhi”.
Quando ho cominciato a giocare con le perline non c’erano libri né video come oggi, e rare erano le artigiane disposte a condividere tecniche e trucchi del mestiere.
Qualcosa ho imparato da sola, ricostruendo le tecniche, qualche consiglio mi è stato dato da qualche fornitore ben disposto, dalla signora Costantini ho avuto una sessola in regalo che mi ero timidamente sforzata a chiedere, poi un bel giorno ho trovato una “muda” di 100 lunghi aghi da perline in una vecchia merceria dopo averli tanto cercati, vecchi ma nuovi, mai usati nella loro carta originale inglese marrone. Mi ricordo ancora quel momento di gioia: telefonai subito a mia cognata Sandra per dirglielo da un telefono pubblico, perchè non c’erano ancora i cellulari.
Insegnare oggi, per non perdere domani
Ho fatto tanta gavetta, e mi sono promessa che avrei reso più facile il cammino a chi voleva imparare con lo spirito giusto, non per farmi concorrenza sleale, ma perché un mestiere che non è più praticato muore velocemente e va condotto con rispetto e passione. Venezia ha perso già troppa anima, bisogna salvare tutto quello che è possibile a frutto delle nuove generazioni. Per questo sono felice di collaborare come insegnante anche quest’anno al programma di borse di studio della Fondazione The Place of Wonder; nel 2025 ho anche insegnato all’Accademia delle Belle Arti nel corso del Master di design del gioiello contemporaneo e, in volontariato, ho lavorato con Marina Majcen e i suoi studenti di terza classe del Liceo Artistico Michelangelo Guggenheim.
Questo sito è stato rinnovato da Monica Cesarato, mia cara amica ed esperta, che aveva già curato la prima edizione del sito, quando è stato messo online nel 2019. Sono passati quasi sette anni e a riprova del mio poco intereresse per i numeri non avevo mai ritoccato i prezzi degli oggetti.
Il mio modo di fare artigianato è basato sul rispetto dei miei clienti, che spesso sono diventati amici, in Bottega Cini dove ho il mio laboratorio dal 2020, possono trovare bijou per tutti i prezzi come è giusto che sia, perché tutti dobbiamo poter aver qualche “Venetian Dreams”.
Vi aspetto, per nuove avventure.
Marisa Convento